Addio ad Archie Karas: chi era il grande gambler di Las Vegas
È venuto a mancare di recente uno dei più grandi gambler che la storia di Las Vegas, e forse del mondo intero, ricordi: Archie Karas.
Karas, classe 1950, è diventato famoso nel mondo dei casinò e delle scommesse per le sue folli giocate: si narra di decine di milioni di dollari vinti e persi in tempi brevissimi!
I racconti sono diventati leggenda, e in quanto tale si sono tramandati tra gli appassionati di casinò… in maniere decisamente esagerate. Ma restano imprese da segnare nella storia.
Con questo articolo vogliamo ricordare la vita di uno dei più iconici giocatori di tutti i tempi, morto il 7 settembre di questo anno in circostanze a noi ancora sconosciute.
Anargyros Nicholas Karabourniotis
Anargyros Nicholas Karabourniotis è il vero nome di Archie Karas, nato in Grecia il 1 novembre 1950 da una famiglia molto povera.
Il padre era un operaio in tali difficoltà economiche, che Karas racconterà di aver dovuto scommettere sulle sue partite a biglie da ragazzo per portare il pane a casa.
Sarà forse da lì che nascono le sue inclinazioni da scommettitore?
Poi all’età di 15 anni scappò di casa dopo una lite con il padre, che per poco non lo colpì in testa con una pala, e si imbarcò facendo il cameriere su una nave fino al suo arrivo negli Stati Uniti.
Dai tavoli del ristorante ai tavoli di Las Vegas
Archie andò a Los Angeles a proseguire la sua carriera di cameriere in un ristorante vicino a una sala da biliardo.
In breve tempo acquisì una certa esperienza nel gioco, fino a notare che riusciva a guadagnare più giocando a biliardo che lavorando.
Una volta esauriti i “polli da spennare” a pool, Karas è approdato ai tavoli da poker. Anche lì le cose gli sono andate discretamente bene, anche se i giocatori professionisti come Doyle Brunson e Chip Reese lo consideravano tanto scarso da meritare un handicap per convincerlo a giocare!
Nonostante queste critiche, Karas riferisce di aver guadagnato 2 milioni di dollari giocando a carte. E, come ci abituerà presto, di averli persi tutti fino a rimanere con $50.
Archie ha sempre sostenuto di non dare valore al denaro, e lo ha decisamente dimostrato: con solo quei 50 dollari in tasca, Archie ha deciso di sfidare la sorte nel posto ideale per lui, Las Vegas.
Archie Karas: The Run
Nella Sin City, capitale mondiale del gioco d’azzardo (e di tutti gli altri vizi, peccati e divertimenti), Karas è diventato leggenda. Nel 1992 si è reso protagonista della più grande streak di vincite che il mondo del gaming ricordi. Quella che poi verrà chiamata semplicemente The Run.
Le storie narrano di un’impresa titanica, capace di trasformare quei $50 in $40.000.000 nell’arco di un giorno!
È stato lo stesso Archie Karas a sminuire la questione, spiegando che non partì con solo 50 dollari, non rivelando la cifra reale, né in quanto tempo effettivamente l’avesse guadagnata.
“Sono arrivato a Las Vegas con $50, ma tra gambler ci si presta sempre soldi. Ho giocato un po’ a biliardo, poi un po’ a poker, e infine sono salito a milioni. Se hai fortuna puoi farcela. Agli inizi avevo fatto 18 milioni, poi sono diventati molti di più ma non ne voglio parlare. In fondo chi se ne importa, alla fine li ho persi tutti.”
Quei soldi prestati, $10.000, divennero rapidamente $30.000 con una partita di Razz $200/$400. Restituì $20.000 al creditore, e investì i restanti in qualche partita di pool contro un rispettato collega. Riuscì a costruire un bankroll a sei cifre, per poi alzare la posta a $40.000 a partita, e vincere 1,2 milioni.
Dal tavolo da biliardo lo scontro si trasferì al tavolo da poker, dove Karas vinse altri tre milioni di dollari a questo avversario rimasto nell’anonimato.
Successivamente Archie si scontrò contro i migliori giocatori di poker di Las Vegas, ai livelli più alti possibili. Riuscì a sconfiggere vere e proprie leggende del poker, come Stu Ungar e Chip Reese (due dei migliori giocatori di tutti i tempi) continuando ad accumulare milioni.
Ormai nel pieno del suo rush, Karas passò ai dadi. Essendo un giocatore “forte”, il casinò alzò per lui il limite di puntata, ma quando le vincite cominciarono a diventare vertiginose, questo limite venne ridotto.
“In ogni partita, prendevo decisioni del valore di un milione di dollari; avrei puntato ancora più alto se me lo avessero consentito.”
Il declino
Nel 1995, tre anni dopo il suo arrivo a Las Vegas, Karas perse decine di milioni ai tavoli da gioco. Come aveva detto, “alla fine li ho persi tutti”.
$11 milioni persi ai dadi, $2 milioni persi a poker contro Chip Reese e $17 milioni a baccarat. Dopo una pausa di riflessione e un ritorno in Grecia, Karas riprovò a Las Vegas finendo per lasciare quasi tutto ai tavoli di baccarat.
Rimasto con un milione, Archie fu capace di raddoppiarlo a poker contro Johnny Chan, e di lasciare i suoi ultimi due milioni ai tavoli di dadi e baccarat high stakes in pochi giorni.
La sua carriera si conclude in modo poco pulito: è stato scoperto a barare, e di conseguenza bandito da tutti i casinò del Nevada, arrestato, e poi condannato alla libertà vigilata.
Da quel giorno al termine della sua vita non si è più sentito di sue epiche imprese ai tavoli da gioco.
Skill o fortuna?
La storia di Archie Karas non deve ispirare nessun sognatore. Del resto, si è anche conclusa con Archie in condizioni di povertà e privato delle sue libertà.
Ci permettiamo però di notare come gran parte delle sue vittorie è riconducibile a giochi che prevedono una componente d’abilità, come il poker e il biliardo, mentre gran parte del suo crollo è capitato a giochi di puro gambling come dadi e baccarat.
Questo dovrebbe far riflettere su una cosa: il gioco d’azzardo è sempre perdente nel lungo termine, ed è per questo che il giocatore saggio sa quando limitarsi, quanto è disposto a perdere per divertirsi e sperare di vincere qualcosa.
Inseguire la grande vincita a tutti i costi, porta praticamente sempre alla stessa conclusione.
Vi lasciamo con una frase iconica di Karas che farà riflettere, e con una sua intervista di pochi anni fa dove approfondire la storia e il pensiero di questa leggenda del gambling.
You’ve got to understand something. Money means nothing to me. I don’t value it. I’ve had all the material things I could ever want. Everything. The things I want, money can’t buy: health, freedom, love, happiness.
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