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Riordino settore giochi: dove siamo arrivati?

Il riordino settore giochi è una procedura richiesta a gran voce da anni, in particolare nel periodo di pandemia in cui si sono innescate dinamiche diverse dal normale e che hanno concesso l’idea e l’opportunità per fare un ragionamento più ampio.

Fondamentalmente, si tratta di trovare un compromesso, un accettabile punto di equilibrio tra il problema del gioco compulsivo e il beneficio delle entrate erariali fornite dal gioco, che nel corso del tempo si è trasposto sempre più dalla rete fisica a quella virtuale cambiando la realtà a cui ci eravamo abituati.

Forse il punto più caldo del tema era quello delle concessioni, scadute nel lontano 2016 ma private di una gara per riassegnare i diritti, un cortocircuito che è stato rimbalzato molte volte nel tempo.

Insomma, negli anni post-pandemia il riordino del settore del gioco è stato sempre più urgente e richiesto a gran voce praticamente da tutte le parti in causa.

Finalmente, nei primi mesi del 2023 il PD propone un disegno di legge che approda in Senato. Da lì si sono susseguiti i classici rimbalzi e revisioni per limare tutti i dettagli della vicenda, che si protraggono ormai da oltre un anno, al quale si sono aggiunti molti rinvii aumentando ancora il tempo di attesa mentre gli operatori del settore chiedevano a gran voce certezze, e tutti proponevano al contempo urgenza di applicazione e nuove modifiche da apportare.

Tra le varie problematiche, il dubbio se affrontare i discorsi gioco fisico – gioco online in contemporanea, normarli come blocco unico, o separarli. Si noti che uno dei motivi per la fretta di risolvere la situazione è il problema delle concessioni di cui abbiamo parlato precedentemente, frenato da un disinteresse risolto con il rinnovo automatico (online) e dall’attesa di scoprire il nuovo regolamento per quanto riguarda distanziometro, limiti orari e normative regionali e comunali (fisico).

Il riordino gioco pubblico è slittato infine al 2024, dove il testo è stato trasmesso con procedura d’urgenza al Senato, mentre la Commissione Finanze della camera ha atteso alcune nuove audizioni. In queste sedi, ora si sta provvedendo a regolamentare gioco online e fisico come entità separate, per quanto molti non lo ritengano appropriato.

Tra i punti che hanno fatto più discutere, sempre le concessioni che vogliono essere ridotte a 120 per l’online e 90 per il gioco terrestre, ma soprattutto vincolate a un pagamento una tantum di sette milioni di euro per ogni concessione, un prezzo da molti ritenuto troppo oneroso in particolare per i piccoli-medi concessionari e ancora in fase di discussione. Inoltre rimane un limite massimo di cinque concessioni per singolo gruppo societario, ed è in discussione l’abolizione delle skin, che potrebbero danneggiare ulteriormente i piccoli concessionari, e attualmente si sta cercando un compromesso.

I Punti Vendita Ricariche subiranno una regolamentazione più ordinata e limitata e avranno l’obbligo di adesione all’albo, e temono il passaggio della normativa che impone un massimale di €100 di ricarica a persona a settimana. Una quota che renderebbe molto difficile gestione e mantenimento dell’attività. L’aliquota sull’imposta unica verrà aumentata dal 20% al 25% per il gioco online e dal 18% al 24% per il gioco terrestre.

Grande risalto è stato dato alle misure di tutela e protezione del giocatore, reiterando la possibilità di autolimitazione dal gioco in termini di tempo, spesa e perdita di denaro, limitazioni sui depositi, introduzioni di messaggi automatici che segnalino il tempo passato a giocare, contenuti obbligatori di informazione sul gioco, autoesclusioni, canali di contatto per supporto e divulgazione di gioco responsabile, e l’investimento da parte del concessionario dello 0,2% dei ricavi netti in campagne informative.

Sembrano poche e suscettibili di interpretazione le modifiche che vogliono essere apportate al divieto di pubblicità sul gioco. Quel lato è stato particolarmente preso di mira dal mondo dello sport, che dall’ingresso del Decreto Dignità ha perso molte entrate, e all’inizio dell’anno è stato minacciato dall’abolizione del Decreto Crescita. Il ministro Abodi ha più volte incentivato il governo a rielaborare la normativa sulla pubblicità, o almeno di attribuire alla Serie A una parte degli introiti delle scommesse sportive.

In questi ultimi giorni il testo sembra essere alle discussioni finali, e ci si aspettano risposte concrete nei termini più brevi possibili.

 

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